BuonocoreFinco2003

Autori
Buonocore, Antonia / Finco, Franco
Titolo
Palmanova e le sue lingue. Inchiesta sociolinguistica.
Ordinamento
palmanova e le sue lingue. Inchiesta sociolinguistica.
Luogo
Mariano del Friuli (Go)
Editore
Circolo "Nicolò Trevisan" di Palmanova
Data 1
2003
Memo
Il volume mette a fuoco uno degli aspetti caratteristici di Palmanova, cittadina della bassa friulana, la presenza, cioè, di tre varietà linguistiche con caratteri e ambiti d'uso ben definiti: l'italiano, il friulano e il palmarino (veneto). Proprio la presenza di una varietà di veneto "coloniale" è l'elemento che caratterizza l'attuale situazione di triglossia di Palmanova, una situazione che era già stata attentamente descritta da Laura Vanelli in occasione del Congresso della Società Filologica Friulana del 1976. Nel primo capitolo (pp. 19-45) si traccia una documentata storia della genesi e dell’evoluzione in città dei tre codici e dei loro rapporti reciproci, discutendo, soprattutto, dell'affermazione del veneto in un contesto linguistico e culturale. friulano. Il veneto palmarino si configura sostanzialmente come irradiazione del veneto udinese, anch'esso di impronta veneziana e "coloniale", ma il suo prestigio resta più alto di quello udinese. A Udine, come giustamente Giuseppe Francescato ha in più occasioni osservato, la comunità dei parlanti dialetto si trova del tutto isolata dalla più ampia comunità dei parlanti veneto — nella quale gli udinesi comunque non si riconoscono — e percepisce la parlata locale quasi come un "tradimento" compiuto ai danni del friulano, ritenendo il dialetto stesso una sorta di "linguaggio impuro" e una sgradevola "mescolanza di veneto e friulano". A Palmanova non è così, dal momento che i palmarini considerano la città, fondata dai veneziani nel 1593, proprio come "figlia di Venezia", una figlia che continua quindi, pure "imbastardito", il parlare della madre. I rislutati dell'inchiesta sociolinguistica somministrata in loco a 106 alunni (e relativi genitori) delle scuole elementari confermano la ben nota tendenza al decremento, su base regionale (ma anche nazionale, in genere), della conoscenza e dell'uso delle varietà locali a favore dell'italiano: il friulano, in particolare, passa dal 50.5% dei genitori al 34,0%, degli alunni e il palmarino dal 14,1% al 7,5%. Al di là del dato complessivo dei friulanofoni, che attesta una competenza nella lingua regionale ancora piuttosto buona anche nei bambini, pur con una flessione tra le due generazioni, sorprende il dato che riguarda il palmarino, almeno per un paio di motivi. In primo luogo si consideri che il veneto ha perso in parte, o del tutto, il prestigio e la funzione di codice di promozione sociale dei quali godeva in passato, prestigio e funzione ora propri dell'italiano. In secondo luogo, ed è cosa ancora più notevole, solo il 10.4% dei nonni e il 31.3% dei genitori risulta nato a Palmanova, percentuale che supera di poco il 50% e il 60%, rispettivamente, considerando l'insieme complesssivo dei nati in Friuli. I palmarini "autentici", dunque, quelli che da più tempo risiedono in città e che dovrebbero conservare la memoria linguistica della comunità, mantenendo più forte anche il rapporto con la tradizionale parlata veneta, sono, a ben vedere, una netta minoranza: la popolazione proveniente da altre regioni d'Italia, o dall'estero, costituisce praticamente la metà della popolazione dei nonni e il 40% di quella dei genitori. La sorpresa, nel dato che riguarda il palmarino, non è tanto, quindi, il riscontrarne la fisiologica flessione quanto, piuttosto, la relativa tenuta: nell'odierno contesto sociolinguistico di Palmanova, caratterizzato da una fortissima mobilità sociale e da un intenso ricambio della popolazione, il dato del 7.5%, di bambini in grado di parlare la varietà veneta locale risulta, pur non essendo certo alto in terrnini assoluti, ben superiore alle attese. [F.V. RID 40].