Il contributo analizza l’etimologia longobarda di alcuni lessemi friulani e toponimi friulani. L’apporto delle cartine ne facilita la comprensione.
Nell'anno della grande mostra "I Longobardi", che tanto successo ha riscosso nelle due sedi di esposizione (Cividale del Friuli e Passariano) non poteva mancare un apporto alla conoscenza dei toponimi sorti nell'epoca del dominio di quel popolo germanico, che in Friuli fissò la prima sede del suo insediamento definitivo. C.C. Desinan ne fa una rivisitazione, limitata al Friuli, movendo dall’osservazione che a tutt'oggi "manca uno studio sistematico e completo — o perlomeno che aspiri alla completezza — sui toponimi in Friuli" (p. 183): giudizio forse un po' pessimistico (anche se fondamentalmente vero), perché — come l'Autore subito annota — esistono già dei lavori originali sull'argomento, anche se non esaustivi. Egli avverte tuttavia che il tema è di difficile trattazione, poiché trova ostacolo nella quasi assoluta ignoranza che abbiamo della lingua longobarda e nella difficoltà che si pone a sceverare ciò che è longobardo, da ciò che invece appartiene al tedesco antico o ad altri strati linguistici germanici. Il lavoro risulta interessante per la ricca rappresentazione delle forme toponimiche, distribuite da Desinan in sei Carte (1. sulla configurazione generale. 2., 3., 4. sugli agiotoponimi da San Michele, da San Martino, da San Giorgio, 5. su Arimannia e Wald, 6. sulla Bassa pianura friulana in età altomedievale). L'Autore propone anche l'identificazione di alcune basi longobarde in toponimi friulani fino ad oggi rimasti di oscura interpretazione (Gomundi a Pagnacco da m u n d i o 'tutela', Ipplis da ip-el 'olmeto', Warpons di Zoppola da w a r p o 'ansa di fiume'), ma si tratta di ipotesi che vanno approfondite con riscontri più sicuri. [G.F. RID 17].