Molto interessante risulta questo ulteriore contributo di Giorgio Faggin, che esplora, grazie all’ausilio di una ricca bibliografia scientifica e al conforto di numerose fonti letterarie, un filone lessicale, quello dei tedeschismi moderni in friulano, all’epoca ancora piuttosto trascurato. L’esame della stratificazione del lessico germanico in friulano è questione molto complessa, potendo partire dai primi elementi presenti già nelle iscrizioni aquileiesi (III sec. d.C. brutis, frl. brût ‘nuora’, in origine la ‘sposa germanica del legionario romano’), passando per le presenze medievali dei Goti (con elementi come il frl. farc ‘talpa’, frl. glove ‘biforcazione di un ramo’ etc.), dei Longobardi (per esempio il frl. bleon ‘lenzuolo’, frl. garp ‘acido’, frl. lami ‘insipido’ etc.), del tardo Medioevo e dei Patriarchi (per esempio frl. cjast ‘granaio’, frl. crot ‘rana’, frl. tac ‘tasso’ etc.), per arrivare alle voci più recenti, per lo più di area goriziana o tipiche dei lavoratori stagionali. Il Faggin si occupa proprio di questi ultimi, offrendo un bel campionario di termini appartenenti soprattutto (ma non solo) al lessico militare o dell’amministrazione; si tratta, ad esempio, di elementi come il frl. befèl ‘ordine’, frl. clìncar ‘quattrino, soldo’, frl. elbài ‘stella alpina’, frl. fàiar! ‘fuoco!’, frl. lasimpòn ‘ferrovia’, frl. prènar ‘fuochista’, frl. prossàc ‘tascapane’, frl. ringhespîl ‘giostra, carosello’, frl. snàit ‘agilità, scioltezza’, frl. sproc ‘motto, detto’, frl. tàchil ‘tetto’ e altri ancora, elementi in genere non registrati nel Nuovo Pirona e nelle varie aggiunte (I ed. 1935, II ed. 1992), il vocabolario friulano di riferimento. Su questo filone lessicale si veda, inoltre, il contributo di Giovanni Frau, Die deutschsprachigen Ausdrücke im Friaulischen, uscito sulla “Germanistische Linguistik“ nel 1994 (n. 124-125, pp. 251-277). (VicarioF2006: 287-288).
Si tratta per lo piú di voci penetrate negli ultimi due secoli, come í termini militari (per es. befèl `comando', fire 'capo', paifùs 'riposo” ', recsùm 'dietro front!', ecc.), oppure i tecnicismi, e simili, importati dagli emigranti (quali cuchil 'cucina' e anche 'dormitorio', lasimpòn `terra di emigrazione', 'terra straniera' e lasimponar 'emigrante', prenar 'fuochista', ecc.), oltre alle voci tipiche del Friuli goriziano, rimasto soggetto all'Austria dal 1516 al 1918 (come clanfar 'lattoniere', concipìst 'impiegato di concetto', feld-pater 'cappellano militare' rínghespîl 'giostra', tus 'inchiostro di china', ecc.).
L'articolo di G. Faggin si raccomanda soprattutto per il rigore del metodo, fondato sulla documentazione proveniente dallo spoglio sistematico, preciso e capillare di un grandissimo numero di fonti letterarie: è un saggio di quel nuovo vocabolario della lingua friulana, che il nostro Autore ha in cantiere da più lustri e del quale tutti attendiamo la pubblicazione con comprensibile interesse. [G.F. RID 8].