Il contributo considera la toponomastica di Varmo, analizzata anche in chiave storica.
Il contributo esamina, nel suo complesso, la toponomastica del comune di Varmo di cui fornisce in Appendice (pp. 22-28) l'intero corpus tratto dallo spoglio del Catasto Napoleonico degli inizi sec. XIX (e da fonti successive), che evidenzia dati storicamente rilevanti. Emerge una mancata continuità della toponomastica d'epoca latina (ipotizzabile sulla base del fatto che il territorio s'inserisce in un quadro in cui la colonizzazione risalente a quell'epoca è documentata), una presenza toponimica slava che attesta una ricolonizzazione d'epoca altomedievale (ripopolamento a seguito delle invasioni barbariche), una cospicua testimonianza neolatina, specialmente nel settore agrofitotoponimico. Mancano dati toponimici assegnabili allo strato gallico (verosimilmente assente in questa fascia della pianura friulana), di contro l'unico elemento sicuramente molto antico, preromano, è Varmo, che è in primo luogo un idronimo (corrisponde al Varămus di Plinio) ed è attribuito al venetico. [C.M. RID 17].