FrauG2009-10

Autori
Frau, Giovanni
Titolo
Il bisiaco. Memorie Storiche Forogiuliesi 89-90
Ordinamento
bisiaco
Data 1
2009
Data 2
2010
Memo
Controversa, da almeno un secolo, è la questione dell'orientamento linguistico e della genesi del bisiaco, la parlata del territorio d! Monfalcone, che comprende grosso modo la parte dell' attuale provincia di Gorizia a sinistra dell’Isonzo. L'origine dell'etnico bisiaco è ormai assodata: si tratta di un continuatore dello slov. bezjak nel significato di 'fuggiasco, profugo', piuttosto che 'sciocco, sempliciotto', un 'profugo' che lascia la sua terra a causa delle incursioni dei turchi (in realtà slavi islamizzati) e che si rifugia, quindi, in quella che diventerà poi la Bisiacaria. La questione della genesi del bisiaco, piuttosto complessa, si può riassumere in questi termini: se il bisiaco costituisca, in definitiva, un veneto friulanizzato o piuttosto un friulano venetizzato. Ugo Pellis, profondo conoscitore dell'area (era originario di Fiumicello) e raccoglitore unico dell’Atlante linguistico italiano (ALI) dal 1924 al 1942, sosteneva l'ipotesi di una originaria friulanità del bisiaco, una friulanità in seguito indebolita e oscurata a causa della pressione del veneto (veneziano) e, più recentemente, del triestino, a sua volta impostosi verso la fine dell'Ottocento sul tergestino, il friulano locale di Trieste. Dall'altra parte abbiamo la posizione di Giuseppe Francescato, fatta propria anche da Alberto Zamboni, che preferisce la teoria di una continuità diretta della parlata locale dal latino aquileiese, parlata contrassegnata, però, da uno sviluppo autonomo rispetto al friulano, a partire dal XII-XIII secolo, e in seguito in parte (ri)friulanizzata. L'A., in questo saggio, descrive i principali caratteri della parlata bisiaca e riprende i termini della questione della sua origine, friulana o veneta, sostenendo alla fine la tesi del Pellis: non si spiegherebbe, altrimenti, la presenza del friulano sia a nord-ovest che a sud del territorio bisiaco, perché ciò creerebbe una cesura, non sostenibile in termini di linguistica areale, tra due aree che presentano lo stesso orientamento. [F.V. RID 40].