La raccolta abbraccia un'amplissima rosa di saggi e articoli suddivisi per argomento: Geografia e storia linguistica (pp. 9-55), Varietà linguistiche (pp. 69-179), Appellativi e onomasiologia (pp. 183-231), Toponimi (pp. 247-299), Antroponimi (pp. 305-341), Testi inediti (pp. 347-407), Persone (pp. 421-463) e Politica linguistica (pp. 471-491). Per quanto riguarda il Goriziano, alle pp. 195-197 compare un breve articolo intitolato Sul tedeschismo goriziano trètars, pubblicato nel 2000 su Archivio per l'Alto Adige. Rivista di studi alpini 93-94 (1999-2000), pp. 209-213. Il termine si riferisce all'ambito sportivo, indicando le scarpe da calcio, ed è registrato anche in espressioni e locuzioni come chei dai trètars 'i calciatori' (p. 196). L'etimologia del termine rimanda al tedesco (der) Treter 'scarpa, stivale', (da treten 'calpestare') usato soprattutto nei dialetti bavarese, sassone e svevo, il quale, rispetto al più usuale (der) Schuh, presenta una connotazione dispregiativa. Frau ipotizza che il termine sia entrato a far parte specificamente del friulano di Gorizia a cavallo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, grazie alla presenza di numerose caserme austriache sul territorio, all'epoca facente parte del dominio asburgico, indicando inizialmente gli scarponi dei soldati austriaci. Il perchè trètars abbia poi finito con l'indicare le scarpe da calcio per professionisti non è ben chiaro, anche se non si può escludere un collegamento tra l'alta qualità (o, per lo meno, la peculiarità) degli scarponi dei soldati austriaci con la specificità delle calzature specifiche per lo sport.