L’autore discute della denominazione dei dialetti ladini, ricordando sia la teoria ascoliana che quella gartneriana. A tal proposito cita ed inserisce in bibliografia la Grammatik di Gartner. Il contributo offre infine considerazioni sull’unità retoromanza e fornisce classificazioni linguistiche specifiche.
È la versione italiana dell'articolo già apparso in Linguistica 26, 1986: 83-97, col titolo originario di "Considérations dialectométriques sur le probléme de 'l'unité rhétoromane (ladine)"'. Vi si sostiene la validità della dialettometria, quale sussidio per risolvere le questioni classificatorie, in questo caso del retoromanzo o ladino. Dopo aver insistito sulla importanza dei "tre pilastri concettuali di ogni classificazione", che sono gli oggetti, gli attributi e le relazioni (sulla scia dell'eredità dei pensiero ascoliano), avvalendosi del commento delle due figure allegate, l'Autore riafferma (non senza rinunciare a qualche, sia pure garbata, punta polemica nel confronti di chi critica le sue conclusioni) la tesi ascoliana della unità e della individualità del retoromanzo. Senza voler entrare nella dibattuta questione, ci piace qui riportare le parole conclusive dell'articolo di Goebl: "Un attento esame — che dovrebbe avvenire lungi dal feticismo terminologico [...] — delle controversie più importanti rivelerà immediatamente l'esistenza di un lungo consenso in rebus quamvis non in nominibus tra retoromanisti", i quali ultimi non sono però sempre del lutto convinti della affermazione. [G.F. RID 17].