PellegriniR1988b

Autori
Pellegrini, Rienzo
Titolo
Letteratura friulana nel Goriziano fino al Settecento. In: Tassin, Ferruccio (a cura di). Cultura friulana nel Goriziano. Atti del seminario La cultura friulana nel Goriziano
Ordinamento
letteratura friulana nel Goriziano fino al Settecento
Luogo
Gorizia
Editore
Istituto di Storia Sociale e Religiosa
Data 1
1988
Memo
In un denso e dettagliato contributo Rienzo Pellegrini informa in modo esaustivo circa le linee di sviluppo della letteratura friulana in un'area, quella goriziana, in cui vengono a confrontarsi componenti culturali diverse. Il goriziano grazie alle vicende storiche che lo hanno a lungo separato dal `Friuli', è venuto maturando una individualità spiccata e una fisionomia particolare di cui il plurilinguismo italiano/friulano/tedesco/sloveno è certamente l'aspetto più noto. Procedendo da una notizia di Girolamo di Porcia che focalizza, già nella II metà del Cinquecento, la situazione di plurilinguismo nella pratica quotidiana, Rienzo Pellegrini ripercorre i documenti friulani del Goriziano, dalla traduzione del Pater Noster presente nello Specimen quadraginta diversarum atque inter se differentium linguarum et dialectorum, videlicet Oratio Dominica totidem linguis Expressa di Hieronymus Megiserus (Francoforti ex Typographeo loannis Spiesii, MDXCIII). Largo spazio viene dedicato soprattutto a Giuseppe Strassoldo, poeta cinquecentesco, cui il corpus poetico oscilla, non senza nodi e garbugli, tra la corda amorosa, il lamento, con intrusioni di fraseologia quotidiana e colorita accanto ad elementi stereotipi di tradizione petrarchista. Linguisticamente lo Strassoldo gravita sulla lingua di Udine, cui sembrano alludere anche le vicende che fanno da sfondo ambientale ai componimenti poetici. Bisogna aspettare la seconda metà del '600 perché, con Gio Maria Marusig, la varietà friulana parlata a Gorizia trovi una sua espressione letteraria. Il Marusig, se da un lato sembra aderire alle mode seicentesche (ad esempio il gusto per il macabro, l'ingordigia di notizie strane e curiose), dall'altra se ne stacca per la puntualità e l'asciuttezza con cui si esprime, senza trasporto emotivo o adesione sentimentale,Tra Sei e Settecento si colloca Gian Giuseppe Bosizio di cui il Pellegrini rileva la non comune competenza del friulano, soprattutto la padronanza del lessico contadino. Traduttore delle Georgiche e dell'Eneide, il Bosizio nella versione delle prime insegue l'equivalenza linguistica, l'analogia di registro uniforme, con notevoli prove di virtuosismo nell'impiego dei lessici speciali. Nell'Eneide prevale invece la ricetta burlesca e il ricorso ad un lessico `scatologico'. Nella produzione settecentesca goriziana (versi per varie occasioni, riflessioni sulla moda, ecc.), peraltro non abbondantissima, uno spazio è riservato a Marzio Strassoldo di cui l'uso del friulano si colloca su di un piano parallelo e non subordinato a quello della poesia in 'lingua italiana': in friulano si esprime, ad esempio, la polemica antinapoleonica ed antifrancese e i versi friulani sono disinvoltamente accostati, senza inibizioni a testi italiani e francesi. Il filone della preghiera e della predicazione in friulano, produttivo a Gorizia per tutto il '700 ed '800, dimostra l'impiego nell'istruzione religiosa nella parlata locale: la partecipazione alla predicazione in friulano dello stesso Arcivescovo Carlo Michele Attems conferma il ruolo sociolinguistico del friulano, confermandone l'uso del tutto paritario a quello dell'italiano. [P.R. RID 17].