Serie del DESF.
Basta il nome degli Autori (i due maggiori specialisti nel campo dell'etimologia friulana, e non soltanto di questa), la presa d'atto della consistenza dell'opera (oltre 850 densissime pagine) e un rapido esame dei volumi, per rendersi conto che ci si trova davanti ad un altro monumento della linguistica friulana, a pochi anni dalla comparsa dell'Atlante Storico Linguistico Etnografico Friulano (ASLEF). La presente Flora ne è un naturale proseguimento: essa cioè contiene il commento storico-linguistico dei materiali (limitatamente alla parte botanica), già editi nel I volume dell'ASLEF: ma nello stesso tempo è la premessa per un'altra grande opera (di cui fa parte. come avverte la sigla DESF della copertina; per la serie stessa è già stato pubblicato pure il Dizionario del dialetto muglisano, di Diomiro Zudini e Pierpaolo Dorsi, Udine 1981), opera che sta ormai per vedere la luce, e cioè il Dizionario Etimologico Storico Friulano. Ai dati registrati nell'ASLEF si aggiungono altri materiali lì mancanti, desunti soprattutto da L. e M. Gortani, Flora friulana con speciale riguardo alla Carnia. Udine 1905-1906. dal Nuovo Pirona (in particolare dal suo Indice dei generi botanici), Udine 1935 e relative Aggiunte (pubblicate negli ultimi quindici anni), e infine dalla dissertazione di laurea (Università di Padova, anno accademico 1947¬48) di Nives Zorzi, Le denominazioni popolari delle piante in Friuli, così che la raccolta dei materiali studiati può dirsi pressoché completa. I due Autori si sono divisi la trattazione, riservandosi il primo (G.B. Pellegrini) í nomi delle piante di monte e di palude (vale a dire la sezione I, pp. 1-277, che comprende i concetti dell'ASLEF I dal 560 al 635), oltre che l'appendice (sezione 1V, pp. 627-676, contenente i tipi non compresi nell'ASLEF), il secondo (cioè A. Zamboni) la parte più consistente, dedicata alle piante di pianura e di collina (sezione III, pp. 229-625, raccolti dall'ASLEF fra il concetto 391 e il 559). A queste sezioni s'aggiunge l'Introduzione (pp. LIII-LXXXI), redatta e sottoscritta da entrambi gli Autori: qui vengono riassunti i risultati delle lunghe indagini, concentrandosi l'attenzione sul settore etimologico, sullo studio dei filoni lessicali di diversa origine (nomi preromani, greci, tedeschi, slavi, prestiti veneti ed italiani) e infine sul campo della geografia linguistica, con la comparazione fra le aree confinanti col Friuli, con il ladino cadorino, atesino, coll'istriano, col veneto e in generale coi dialetti cisalpini. Il quadro comparativo è sempre completo (si parte dal friulano per arrivare alle aree vicine o 'parenti', come preferisce fare Zamboni, oppure da una illustrazione generale si giunge alla tipologia friulana, secondo il metodo seguito da Pellegrini), ricchissimo di riferimenti bibliografici, estesi all'area romanza e non (si veda l'amplissima Bibliografia, a cura della dott.ssa Carla Marcato, pp. XXV-LII), ben articolato nella suddivisione dei tipi, raccolti e numerati progressivamente, con una trattazione storico-etimologica, condotta con metodo e assoluta competenza. I risultati, le proposte etimologiche nuove ed originali non mancano naturalmente: se ne può vedere un elenco alle pp. LIII-LVI, non limitato ai nomi friulani, ma esteso a tutte le parole dialettali considerate, anche se di altre aree. Avrebbe una visione riduttiva chi pensasse di trovare in questo libro una illustrazione strettamente linguistica o risposte limitate a pari interesse: se è vero (come lo è) che la parola riassume in sé i molteplici aspetti di una cultura, ecco allora che essa (attraverso l'interpretazione etimologica) si rivolge allo studioso di tradizioni popolari, di geografia, di medicina, di storia in senso Iato, e così via: i prestiti, ben presenti anche nella nomenclatura fitonimica, concorrono a meglio conoscere i rapporti del mondo romanzo locale coi Greci antichi, con gli Slavi ecc. (pp. LXII¬LXV), così come certi nomi di piante ci riconducono ad usi farmacologici medievali, di cui spesso altrimenti si sarebbe persa memoria (pp. LIX-LXII). Ma l'interesse degli Autori è rivolto in primo luogo (in conformità a un piano più generale, da anni programmato, soprattutto con l'ideazione dell'ASLEF) a studiare la corretta collocazione del friulano nel dominio romanzo; il risultato cui giungono i due ricercatori è riassunto dalle loro parole "Si può constatare spesso come l'area friulana è caratterizzata da alcune particolarità anche nel nostro importante settore lessicale (che in alcuni casi, eccezionali, può far intravedere la presenza di determinati rostrati, non sempre di facile attribuzione etnica). Ma tali particolarità, assai spesso, non trovano riscontri non solo nell'area veneta, ma nemmeno in quella definita "ladina" (restrittivamente, come si legge per lo più nei manuali, a quella del ladino atesino o sudtirolese): ma non mancano al contrario casi di concordanza specifica con i dialetti cadorini" (pp. LXXIV-LXXV); il che significa. semplificando ulteriormente, che è credibile una autonomia del friulano in seno alla Romània, assai meno la sua presunta "unità" con le altre sezioni ladine. La distribuzione dei tipi più rappresentativi è illustrata nelle 20 carte dell'atlantino allegato (Ruscus aculeatus, Alnus viridis, Pinus Muglzus, Sambucus nigra, ecc.). Segnalare le poche mende (come qualche inevitabile refuso o la difformità di certe sigle nelle abbreviazioni o nei rinvii bibliografici) sarebbe irriverente di fronte a una impresa così grande. C'è solo da augurarsi che ad essa se ne affianchino quanto prima di nuove: se ciò avverrà, come speriamo, ben conoscendo la costanza e la tenacia di Giovan Battista Pellegrini e di Alberto Zamboni, i Friulani dovranno essere loro riconoscenti per sempre, perché si troveranno a possedere una illustrazione invidiabile (come già lo è in parte ora) del loro tesoro lessicale rispetto a tutti gli altri domini linguistici romanzi, compresi quelli che fino ad oggi hanno espresso culture di maggior prestigio, quali il francese, l'italiano o lo spagnolo. Ci sembra doveroso infine rivolgere una lode all'Editore ed alle maestranze, che hanno saputo offrirci, oltre che un'opera interessante, un libro molto 'bello', sia per l'impostazione tipografica, che grafica. [Il presente testo rappresenta una riproduzione parziale della recensione di Giovanni Frau, apparsa in Studi Goriziani, 55-56, gennaio-dicembre, 1982: 136-138]. [G.F. RID 8].