Atlante Storico Linguistico Etnografico Friulano
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Località
Bibliografia
PfisterM1982
Autori
Pfister, Max
Titolo
Origine, estensione e caratteristiche del neolatino della zona centrale e orientale alpina prima del sec. XII
.
Studi Medievali,
3a Serie, XXIII, 11. Giambattista Pellegrini, "Postille di storia linguistica alpina orientale", ivi 638-646
Ordinamento
Origine, estensione e caratteristiche del neolatino della zona centrale e orientale alpina prima del sec. XII
Data 1
1982
Memo
Si tratta del "Testo elaborato della relazione tenuta il 25 settembre 1980 a Novacella (Bressanone) in un colloquio sull’"Etnogenesi nelle Alpi, nel. primo Medioevo", organizzato dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft in collaborazione col Südtiroler Kulturinstìtut". Südtiroler Kulturinstìtut Südtiroler Kulturinstitut. In appendice si pubblica la correlazione di G.B, Pellegrini. Per la rigidità del metodo, per la completezza delle informazioni, per l'obiettività dell'analisi, consideriamo il presente quale un contributo molto importante in particolare per la storia della 'questione ladina'. L'Autore dopo aver passato in rassegna l'apporto del substrato, che non appare mai comune ed esclusivo delle tre sezioni ladine, analizza le caratteristiche linguistiche del latino regionale e del neolatino prima del 1100 nelle Alpi centrali e orientali, giungendo alle seguenti principali conclusioni: "a) Un'unità fra le regioni linguistiche a parlata neolatina e cioè fra i Grigioni, le valli alpine del ladino centrale e il Friuli, regioni oggi divise, esistette fino al sesto secolo, quando questa unione venne interrotta a Nord dall'avanzata dei Baiuvari e degli Slavi nella Val Pusteria e a Sud dai Longobardi nella Valle dell'Adige. Questa unità comprendeva però
tutta
l'Italia Settentrionale, cioè anche la Gallia Cisalpina ..."; "b) Tra il VI e l'XI secolo il latino della zona alpina, e piú tardi i suoi continuatori romanzi, hanno perduto vaste zone a favore della lingua tedesca e slovena ... La calata baiuvara ..., la calata slava ..., l'incunearsi dei Longobardi..., frantumarono un'area linguistica relativamente unitaria e portarono ad un particolare sviluppo delle tre aree linguistiche della Rezia Curiense, Tirolo meridionale e Friuli..."; "c) Differenze fonetiche tra il neolatino parlato nella zona alpina e i dialetti dell'italia settentrionale non sono accettabili prima del secolo XI". M. Pfister si basa essenzialmente su dati lessicali, ma tiene ben conto della documentazione archeologica e storica in generale (in particolare ecclesiastica), come appare dai numerosi titoli della Bibliografia. La correlazione di G.B. Pellegrini ribadisce, con altri apporti, le proposizioni di M. Pfister. La 'novità', tuttavia, di questo contributo, è che — mentre le tesi di G.B, Pellegrini erano ben note dai numerosi suoi scritti— il pensiero di M. Pfisfer a proposito del 'ladino' e della sua presunta unità compare qui per la prima volta chiaramente espresso. [
G.F.
RID 8].