1. ed. 1935.
Un piccolo saggio di questo lavoro fu pubblicato su Pagine friulane, 8 (1895), pp. 187-191, ma l’opera completa fu data alle stampe solo molti anni più tardi con la cura di E. Carletti e G.B. Corgnali assistiti da U. Pellis. La grafia alla quale si attennero gli editori è quella proposta dalla Società Filologica Friulana, che suggeriva di trascrivere il friulano secondo le stesse norme della lingua italiana. Nel vocabolario sono rappresentate le varietà della parlata friulana dal Livenza all’Isonzo, dal Peralba ad Aquileia, ma la principale varietà è quella del friulano centrale, ossia l’udinese. E’ corredato da alcuni indici molto utili: botanico (pp. 1403-1410), zoologico (pp. 1411-1417), toponomastico (pp. 1461-1524) e onomastico (pp. 1525-1534). La seconda parte è occupata dal repertorio italiano-friulano.
2. ed. 1992. Il vocabolario arriva, con le aggiunte riordinate da Giovanni Frau, a pp. XLVIII + 1814. Nelle pagine introduttive si presentano le fonti utilizzate e si chiariscono i criteri che hanno portato alle consistenti integrazioni del repertorio: numerose sono le nuove fonti documentarie e letterarie, ma anche gli informatori, che vanno ad accrescere la raccolta.
Il primo dizionario friulano moderno si deve al benemerito impegno dell’abate Jacopo Pirona, al tempo direttore del liceo classico e primo conservatore della Biblioteca Civica di Udine. Il suo prezioso Vocabolario friulano, dove il “friulano” del titolo dichiara esplicitamente l’ambizione a realizzare una raccolta di prospettiva realmente regionale, esce postumo a Venezia nel 1871 a cura del nipote Giulio Andrea, essendo l’abate morto l’anno prima, nel 1870. Giulio Andrea, medico e naturalista, proseguì il lavoro dello zio e integrò la raccolta con ulteriori vocaboli e locuzioni, relativi soprattutto ai campi della flora e della fauna friulana. L’intero repertorio dei due Pirona, la parte edita e quella ancora manoscritta, fu poi ripreso dopo la fondazione della Società Filologica Friulana, che avvenne a Gorizia nel 1919, istituzione che rilanciò gli studi friulani principalmente nei settori della lingua e delle tradizioni popolari. Dopo una pubblicazione periodica a fascicoli, è del 1935 l’edizione in unico volume del Nuovo Pirona, notevolmente ampliato rispetto al Vocabolario friulano del 1871; importanti revisioni furono introdotte anche per l’aspetto della grafia, per la quale si decise – su indica-zione di Ugo Pellis e considerato anche il periodo – per soluzioni più vicine a quelle dell’italiano, rispetto a quelle della raccolta del 1871. La cura del Nuovo Pirona era stata affidata, in particolare, a Ercole Carletti, soprattutto per la parte letteraria, e a Giovan Battista Corgnali, per la parte documentaria antica e per l’onomastica. Nel vocabolario sono rappresentate le varietà friulane dalla Livenza all’Isonzo, dal Peralba ad Aquileia, ma la varietà di gran lunga più rappresentata resta il friulano centrale, la riconosciuta base della koinè letteraria dell’Ottocento. L’opera è corredata da alcuni indici molto utili (botanico, zoologico, toponomastico, onomastico), nonché da un lessico in-verso, invero non particolarmente ampio, italiano-friulano. Nel 1992 Giovanni Frau cura la pubblicazione della seconda edizione del Nuovo Pirona, che risulta accresciuta di circa 400 pagine rispetto alla prima del 1935. Nelle sezioni introduttive si presentano le fonti utilizzate e si dichiarano i criteri che hanno portato alle consistenti integrazioni del repertorio: numerose sono le fonti documentarie e letterarie spogliate, ma importanti sono soprattutto le Aggiunte relative alle varietà locali, a consolidare la posizione di vocabolario friulano di riferimento che il Nuovo Pirona indubbiamente detiene, un repertorio considerato, da tempo e con buone ragioni, un vero monumento per la lessicografia friulana. [F.V. RID 40].