VicarioF2006

Autori
Vicario, Federico
Titolo
Cividale 1340. Note di cameraria tra friulano e toscoveneto. Revue de Linguistique Romane 279-280
Ordinamento
cividale 1340 note di cameraria tra friulano e toscoveneto
Data 1
2006
Memo
Alcuni brevi note tratte dal manoscritto “Spese del comune di Cividale”, del 1340, apre la raccolta dei “Testi inediti friulani dei secoli XIV al XIX”, che il tarcentino Vincenzo Joppi pubblica sul quarto numero dell’Archivio Glottologico Italiano (1878). Le carte, di mano del cameraio Nicolussio, registrano comuni operazioni di entrata e di uscita di denaro, in particolare per il pagamento di lavori e servizi svolti su incarico o a beneficio del comune di Cividale del Friuli, per l’invio di messi, per la riscossione delle tasse, per lavori di restauro di strade e opere pubbliche. Nel presente saggio, l’A. propone l’edizione integrale del manoscritto, con accurato commento linguistico; il manoscritto risulta senza dubbio degno di nota per l’antichità dello stesso – uno dei primi testi in volgare friulano, in assoluto, di una certa consistenza –, ma anche per la presenza di numerosi elementi lessicali di interesse e, ancora, di fenomeni di interferenza e di incrocio tra il friulano e il tosco-veneto, soprattutto nella morfofonologia nominale. Tra i fenomeni di “mediazione” con la scripta tosco-veneta si segnala l’assenza di dittongazione per le medie e la frequente restituzione delle vocali finali; tra i fenomeni di marca friulana, invece, troviamo la scelta della -i come vocale d’appoggio per i nessi consonantici non ammessi in posizione finale (mestri ‘mastro, operaio’, otobri ‘ottobre’, quatri ‘quattro’, setembri ‘settembre’). Notevole risulta anche una sorta di neutralizzazione nella strategia di formazione del plurale, per entrambi i generi, dove l’unico articolo determinativo risulta li e la terminazione comune è -i. Per il maschile abbiamo quindi li chavali ‘i cavalli’, li clodi ‘i chiodi’, li dinari ‘i denari’, li figloli ‘i figli’, li forani ‘le buche’ (frl. foràn ‘buca, fossa’), li prati ‘i prati’ etc.; per il femminile abbiamo li balestri ‘le balestre’, li chadeni ‘le catene’, li chavri ‘le capre’, li pieri ‘le pietre’, li porti ‘le porte’ etc. Questa soluzione -i è interessante anche perché costituisce, diciamo, un compromesso tra la forma di plurale vocalico (o con palatalizzazione) del maschile e la forma di plurale del femminile -is, regolare in cividalese antico e nel friulano centrale moderno, con la caduta, però, della -s finale. [Paolo Roseano RID 40].