L’uscita del terzo volume del Nuovo Liruti nel novembre del 2011, per i tipi dell’editrice universitaria udinese Forum, ha completato la pubblicazione di una delle opere senza dubbio più importanti e ambiziose ideate e realizzate in Friuli negli ultimi decenni. I volumi precedenti, che ho avuto il piacere di segnalare sulle pagine di queste stesse “Memorie Storiche Forogiuliesi” (fasc. 86, 2006, pp. 247-249, per il volume Il Medioevo; fasc. 89-90, 2009-10, pp. 283-286, per il volume L’età veneta), già ampiamente davano la misura di un’impresa che si candidava ad occupare, una volta portata a termine, un posto di assoluto rilievo nel panorama degli studi friulani; questo terzo volume in quattro tomi, per complessive 3775 pagine, conclude nel modo migliore un programma di ricerca avviato ben oltre una decina d’anni fa, andando a corrispondere pienamente alle attese di quanti hanno creduto e collaborato a questo progetto. Mi riferisco, prima di tutto, alle due istituzioni che hanno promosso il lavoro, il Dipartimento di Scienze Storiche e Documentarie dell’Università di Udine e la Deputazione di Storia Patria per il Friuli, ma naturalmente anche a tutti gli altri enti che lo hanno sostenuto economicamente, a partire dalla Fondazione CRUP, dalla Fondazione CARIGO, dalla Banca FriulAdria, dalla Regione autonoma e dalle provincie friulane.
L’obiettivo fondamentale del Nuovo Liruti era la redazione di un Onomasticon dei friulani illustri, quelle personalità di ogni tempo che hanno saputo onorare il nome loro e della Piccola Patria distinguendosi nei campi delle scienze, delle lettere e delle arti. Ciò aveva fatto oltre due secoli fa, in modo mirabile, Gian Giuseppe Liruti di Villafredda (1688-1780), l’erudito autore delle Notizie delle vite e delle opere scritte da’ letterati del Friuli, opera pubblicata – in parte postuma – in quattro volumi a Venezia e a Udine tra il 1760 e il 1830. L’omaggio al Liruti riguarda comunque non solo il titolo dell’opera, ma, prima di tutto, l’ampia prospettiva inclusiva della stessa, dove la moderna ricerca scientifica, e quindi la stesura di un repertorio di questo genere, assume naturalmente forme molto diverse da quelle che poteva avere un tempo. Si passa così da un solo curatore, Gian Giuseppe Liruti, ad un nutrito comitato scientifico, per il Nuovo Liruti, un comitato scientifico ottimamente coordinato da personalità di primo piano nel panorama della cultura regionale. Ideatore e promotore di tutto il lavoro, dall’inizio, è stato Cesare Scalon, responsabile unico per il primo volume (Il Medioevo), al quale si sono affiancati Claudio Griggio e Ugo Rozzo per il secondo (L’età veneta), e quindi Giuseppe Bergamini e ancora Claudio Griggio, per questa ultima parte dell’opera, la più ampia tra le tre.
Il primo dei quattro tomi si apre con l’elenco delle decine e decine di collaboratori del volume – complessivamente più di duecento – ai quali si deve la stesura dei 1330 profili presentati nel repertorio; alcuni di questi collaboratori sono scomparsi, purtroppo, prima di vedere la pubblicazione dell’opera, i compianti Antonio De Cillia, Giorgio Ferigo e Roberto Gusmani. Alla fitta pagina dei Ringraziamenti (p. 8) ad istituzioni e persone – dove però spiccano i nomi di Liliana Cargnelutti ed Egidio Screm, attenti e scrupolosi segretari di redazione di questo terzo volume – segue l’Indice delle voci (pp. 9-38), con alcuni rimandi interni alla raccolta, per passare poi all’indicazione delle Sigle (pp. 39-40) e delle Abbreviazioni (pp. 41-49), che costituiscono naturalmente solo i riferimenti alle opere di consultazione più frequente. Tra queste emergono, direi, alcune storiche riviste friulane e delle regioni contermini, come ad esempio gli “Atti dell’Accademia di Udine”, le “Antichità Altoadriatiche”, la “Rassegna tecnica del Friuli-Venezia Giulia” o le nostre “Memorie Storiche Forogiuliesi”, ma anche importanti pubblicazioni dedicate al territorio o a singole discipline. Tra i 136 titoli citati, in particolare, vi sono quindi i quattro volumi che l’Istituto di storia sociale e religiosa dedica alle componenti culturali del Goriziano, i quattro volumi Friuli. Storia e società (1998-2006) editi dall’Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione, numerose antologie della letteratura friulana (Belardi-Faggin 1987, Chiurlo 1927, Chiurlo-Ciceri 1976, D’Aronco 1982, D’Aronco 2009, Faggin 2003, Virgili 1978), ben ventitre tra i Numeri Unici della Società Filologica Friulana, vere e proprie enciclopedie sulle località che ospitano gli annuali congressi del Sodalizio.
L’Introduzione (pp. 53-119) a questo terzo volume è affidata ancora una volta a Cesare Scalon, che dipinge un nuovo affresco delle vicende della Piccola Patria, inquadrando, doverosamente, la storia del Friuli e dei suoi uomini nel più ampio contesto europeo. In queste pagine si possono seguire le sorti recenti della regione, nel suo complesso, con il costante conforto, sempre sobrio, delle opinioni di stimati studiosi della nostra realtà sociale e culturale. Largo spazio viene dedicato, inoltre, alla questione dell’avvio, nell’Ottocento, degli studi friulani in diverse discipline, con i loro protagonisti, discipline che non di rado contribuiscono proprio alla migliore definizione dei caratteri peculiari della regione e della sua popolazione: oltre alla storiografia, che tra Otto e Novecento vede anche la produzione di importanti strumenti bibliografici, apprezziamo infatti in questo periodo i notevoli progressi, da ogni punto di vista, degli studi di letteratura e di filologia, di tradizioni popolari e di storia dell’arte. Di grande interesse, alla fine, è una lettura d’insieme delle parti introduttive a tutti e tre i volumi, a comporre una sorta di guida alla comprensione dell’identità friulana basata su fattori di ordine storico, geografico, politico, sociale e culturale. Si tratta di un’identità costituita da diverse componenti e ricca di molte peculiarità, al suo interno, un’identità che, rappresentando un “piccolo compendio dell’universo”, fa proprio del suo essere composita elemento distintivo e di forza.
La raccolta dei profili biografici è imponente, ancora più ampia dei volumi precedenti, e come accennato comprende centinaia e centinaia di personaggi di rilievo per la storia del Friuli, tra architetti, artisti, giuristi, imprenditori, letterati, medici, musicisti, pittori, politici, religiosi, scienziati, teologi. Una delle questioni sicuramente più delicate che il comitato scientifico del Nuovo Liruti ha dovuto affrontare per la redazione di questo terzo volume, dovendo parlare anche dei contemporanei, alcuni dei quali scomparsi da poco, è stata senza dubbio la scelta dei soggetti da inserire dell’Onomasticon: molto alto è il rischio, comune a questo tipo di imprese, di nominare alcuni e di fare torto ad altri, dove tutti i fruitori dell’opera, per altro, possono esercitare il loro giudizio ed esprimere le loro considerazioni di merito, di segno positivo o negativo, sulla selezione dei nomi. Pur restando quindi nel campo delle libere valutazioni, con le infinite discussioni che da queste possono discendere, ci sentiamo di dire, convintamente, che il repertorio del Nuovo Liruti assolve in modo più che egregio il suo compito, che è dare un’informazione ampia, rigorosa e aggiornata sui friulani illustri, dalle epoche più antiche ai giorni nostri. Il grande merito di questo lavoro, ma non è l’unico, è quello di aver posto un punto fermo nella ricerca storiografica sul Friuli, dove ogni ulteriore progresso della disciplina, che sicuramente ci sarà, non potrà prescindere dal Nuovo Liruti quale fonte di ispirazione e fondamentale punto di riferimento. La ricerca scientifica non si arresta, quindi non solo possibili, ma auspicabili e necessarie, saranno le future integrazioni al repertorio, con l’inserimento di nuovi profili e l’aggiornamento di quelli già presenti; altro discorso, da considerare magari a scadenza più ravvicinata, potrebbe riguardare lo sviluppo di ulteriori supporti o strumenti atti alla migliore fruizione dell’opera – sto pensando, prima di tutto, ad una sua versione consultabile e interrogabile in rete o alla redazione degli indici per argomento e luogo.
A conclusione della straordinaria avventura scientifica ed editoriale che ha portato alla redazione e alla pubblicazione del Nuovo Liruti, non possiamo che ribadire la nostra ammirazione per l’intelligenza di chi ha ideato questo progetto e, ancor più, si è impegnato, con dedizione e incrollabile determinazione, a portarlo a termine. Le difficoltà ci sono state e sono state tante, ma i curatori, i redattori, il comitato scientifico e i collaboratori hanno saputo affrontarle e superarle; il risultato è un’opera fondamentale per gli studi friulani, un omaggio alla nostra terra, alle donne e agli uomini che l’hanno onorata con la loro capacità, la loro passione e il loro ingegno. Il panorama delle nostre discipline è fin troppo pieno di progetti iniziati e non finiti, di dichiarazioni di principio, di desiderata, di velleitarie richieste di attenzione, collaborazione e sostegno. Non è questo il caso del Nuovo Liruti, che offre piuttosto la dimostrazione che le cose si possono pensare e anche realizzare, che l’attenzione, la collaborazione e il sostegno, delle istituzioni e dei colleghi, si possono avere e impiegare per raggiungere i risultati prefissati. E’ proprio la capacità di concludere le grandi imprese a renderle grandi. E a rendere grandi i loro promotori.