VicarioF2017f

Autori
Vicario, Federico
Titolo
Esposti a Udine nel primo Ottocento. In: Casanova, Emili (a cura di), Onomàstica romànica. Antroponímia dels expòsits i etimologia toponímica, especialment de València
Ordinamento
Esposti a Udine nel primo Ottocento
Luogo
València
Editore
Denes
Data 1
2017
Memo
Il saggio propone una riflessione sull’attribuzione di nomi personali e cognomi ai trovatelli in Friuli nel primo Ottocento. Dopo un richiamo ad un registro dell’Ospedale degli Esposti di Udine per gli anni 1382-1385, dove le note riguardavano soprattutto il pagamento di balie, nene e le ricorrenti spese per il mantenimento dei bambini “da pane”, in epoca moderna la documentazione si occupa di censire con maggiore attenzione proprio gli esposti, con i loro nomi e con informazioni più precise sull’esposizione stessa, registrando dati sulla salute del neonato al momento dell’abbandono, notizie sui genitori e provenienza geografica. L’A. parte con l’esame del primo elenco dedicato esclusivamente agli esposti per il comune di Udine, con la registrazione dei nomi dei bambini, elenco datato al 1818: gli esposti, quell’anno furono 179, segnalati con il solo nome di battesimo (i più frequenti sono Angelo/-a, Angelica, Benvenuto/-a, Donato/-a, Fortunato/-a etc.). I primi cognomi annotati tra le nascite si trovano, non regolarmente, a partire dall’anno 1825. Lo spoglio di questo e dei seguenti cinque fascicoli fino al 1830, con un consistente aumento del numero dei trovatelli, evidenzia il ricorso a denominazioni piuttosto bizzarre, talora sconcertanti o irridenti, per i bambini abbandonati: Angiola Cicala, Angiola Linfatica, Anna Maria Fanatica, Benvenuta Pivellina, Catterina Spronata, Domenica Stitica, Ermenegildo Istorico, Gerolamo Coniglio, Giuseppe Luigi Stortello, Lucia Magnesia, Maria Teresa Stoltezza, Niceforo Scrivante, Rosa Conchiglia, Stefano Scompiglio etc. Una delle preoccupazioni dell’incaricato dell’anagrafe pare alla fine quella di differenziare questi cognomi da quelli “naturali” o “tradizionali”; più che un atteggiamento discriminatorio nei confronti dei trovatelli, sostiene l’A., ciò poteva essere dovuto proprio alla necessità di non dare adito a confusioni e aspettative su possibili vincoli di paternità tra il neonato e altri appartenenti alla comunità. Si osservi, oltretutto, che anche la superficialità e l’apparente malevolenza nell’attribuzione del nome era comunque risolta, di fatto, con l’adozione del bambino, quando quest’ultimo prendeva il cognome della famiglia che lo accoglieva. [Paolo Roseano RID 42].