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Timau è una frazione alpina del comune di Paluzza, situata nell’alta valle del But, poco a valle del passo di Monte Croce Carnico, al confine con l’Austria. Il paese, collocato a circa 830 metri di altitudine, si sviluppa ai piedi delle Alpi Carniche, in un paesaggio dominato da boschi, ghiaioni e rilievi imponenti. La posizione strategica lungo l’antica via di transito tra la Carnia e la Carinzia ha segnato profondamente la storia e l’identità del luogo.
Timau è noto per essere una delle poche comunità germanofone del Friuli Venezia Giulia. La parlata locale, il timavese (Tischlbongarisch), è una varietà del tedesco bavarese meridionale, introdotta probabilmente nel XIII secolo da coloni provenienti dall’attuale Austria. Oggi è ancora parlata da una parte della popolazione e tutelata come lingua minoritaria. Accanto ad essa sono usati il friulano e l’italiano, in un contesto multilingue che riflette i complessi contatti culturali della zona alpina.
La storia di Timau è profondamente legata agli eventi bellici del Novecento. Durante la Prima guerra mondiale il paese fu evacuato e il fronte si attestò poco più a nord; ancora oggi il Tempio Ossario, costruito negli anni Venti, e numerosi cippi commemorativi testimoniano la memoria della guerra. Il paese conserva anche tradizioni religiose e popolari ben radicate, tra cui le processioni votive e il culto di San Valentino.
Il toponimo “Timau” (in ted. Tischlbong) ha origine incerta: potrebbe derivare da una base prelatina o celtica, forse legata alla morfologia del torrente che attraversa il paese. La denominazione tedesca, diversa da quella ufficiale, riflette la persistenza di una coscienza linguistica autonoma. Timau rappresenta oggi un raro esempio di comunità alpina plurilingue, in equilibrio tra conservazione identitaria e apertura culturale.
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